Dopo il no all’ampliamento dell’Area Cargo di Malpensa la posizione di Confindustria Varese 

“L’approvazione del Masterplan di Malpensa da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica senza la possibilità di un ampliamento dell’Area Cargo è un duro colpo allo sviluppo non solo dell’aeroporto, ma di tutto il nostro territorio e, più in generale, alla capacità competitiva dell’export del made in Italy.  

Una decisione che senza mezzi termini Confindustria Varese definisce incomprensibile e scellerata. Quanti posti di lavoro non si verranno a creare con questa decisione? Quanto benessere sociale non verrà creato in quest’area con questo provvedimento? Che impatto avrà sulla mobilità dei camion dei prossimi anni dopo che la saturazione, ormai prossima, della cargo city imporrà alle imprese del Nord Italia di raggiungere altri aeroporti in giro per l’Europa? Quali conseguenze avrà nel prossimo futuro questo autogol a favore del trasporto aereo di altri Paesi? Oppure qualcuno al Governo spera o prevede che le esportazioni italiane non cresceranno nei prossimi anni? 

Quando parliamo di assenza di una visione, di una mancanza totale di politica industriale, di incapacità di saper interpretare lo sviluppo sostenibile parliamo proprio di scelte miopi come quella presa ieri. Come possiamo sperare di avere una classe politica in grado di difendere i nostri interessi in Europa, quando non sappiamo farlo nemmeno a casa nostra? 

È un’occasione persa di cui pagheremo i danni per anni. 

Una scelta, tra l’altro, presa senza tenere in considerazione il grande lavoro di concertazione fatto da Regione, Sea, Comuni e tutte le parti sociali. Una decisione presa lontana dal territorio e decontestualizzata. Il protocollo d’intesa, tra l’altro, prevedeva tutta una serie di azioni compensatorie con la creazione di nuove strade ed aree verdi che ora, con il no all’ampliamento, verranno meno. Chi le farà? 

Non sappiamo a questo punto se ci siano margini per tornare indietro, ma le forze politiche che si trovano al governo del Paese devono prendersi la responsabilità di aver tarpato le ali allo sviluppo di una delle infrastrutture più strategiche per la crescita della nostra industria e di aver messo in discussione le aspirazioni di un intero territorio e del suo sistema produttivo. 

Siamo delusi e amareggiati. Le istanze delle imprese di quest’area del Paese così non si possono sentire rappresentate”. 

Roberto Grassi 

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